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SPARSHA YOGA
Questa espressione significa “yoga del tatto”. Il tatto è una via potente per l’integrazione delle risorse interiori, una chiave per star bene con se stessi e per rendere più intensa e gratificante l’interazione con il mondo circostante. E’ anche un modo per esplorare i blocchi e le resistenze, scoprire e ampliare il piacere implicito nell’essere incarnati in un corpo, usando  queste sensazioni nutrienti come opportunità per scoprire spazi meditativi e uno stato di presenza sostenuta.
Il sentire esterno è promosso dal movimento e dall’azione delle mani che toccano, mentre quello interno è soprattutto incoraggiato dal respiro percepibile. Una volta risvegliati, l’uno nutre l’altro. Tecniche diverse vengono proposte, adattate all’energia del gruppo, per risvegliare potenziare e mantenere l’esperienza:

sparsha

purificazione e potenziamento  -  con il siddha samaj gheti ,  una pratica di nadi shodana (pulizia dei canali energetici)  e allenamento energetico, tramandata solo in alcuni circoli dello yoga tantrico dell’India meridionale;
respiro percepibile  -  con diversi percorsi di consapevolezza respiratoria,  dallo yoga dei nathsiddh  alla ricerca di Ilse Meddendorf, praticate sia in forma dinamica che statica;
lavoro sul corpo  -  sequenze pre-ordinate e contatto spontaneo, con il kalari (khara abhyanga)  thirummu,   elementi di altre pratiche del sud-est asiatico, infine con l’abbandono della tecnica;
posture e movimento  - con lo yin yoga, una corrente del cosiddetto yoga taoista per allungare la fascia connettiva e altre dinamiche indo-tibetane;

Presenza
  -  coltivando elementi di Shiva svarodaya e la pratica dello samyag darshan (attenzione divisa).
Le tecniche sono un’opportunità non una garanzia, la fruizione del momento largamente individuale per quantità e qualità.